I Fiori del Male

Viviamo nella notte dell'umanità, nell'era del sentimento arido, nella gelida ombra proiettata dalla statua trionfante della macchina, in un mondo svuotato di poesia. Così, per rabbia, per ripicca, per edificare un tumulo su cui poter piangere per la memoria di questo magnifico strumento dell'umanità, ho deciso di creare uno spettacolo fatto di poesia; e, rabbia per rabbia, nostalgia per nostalgia, di scegliere Baudelaire e i suoi Fiori del Male. Per desiderio di morte e dannazione. Perchè, anche se l'ha già detto lui, è tempo che qualcuno ribadisca che l'uomo non è soltanto superficie, azioni e pensieri politicamente corretti, ma possiede un'anima e quest'anima è spesso densa di oscurità. Un'oscurità che è necessario conoscere, comprendere, accettare, se si vuole, ipotizzando che si voglia, trovare gli strumenti necessari a combatterla. Parliamone allora di malvagità, di crudeltà, di perversione, di orrore invece di fare finta che non esistano per poi strabuzzare gli occhi ad ogni fatto di cronaca. Abbiamo così creato uno spettacolo crudele, perverso, elegantemente gotico, volontariamente provocatorio, che fosse al tempo stesso un urlo di insofferenza artistica e la malinconica lapide alle stanze chiuse dell'animo umano dove un tempo si faceva la poesia.